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Introduzione
uando prendiamo in esame la relazione tra le organizzazioni non governative (ONG) e i mezzi d'informazione internazionali, quello che consideriamo è la relazione tra media e attori che non rappresentano uno Stato. Le ONG in particolare sono attori al di fuori dello Stato, oggi sempre più potenti, che hanno riconosciuto il valore dei media come strumento per facilitare le loro attività. Proprio in virtù di ciò si è dato luogo a una relazione reciproca, in cui ognuna delle due parti ha scoperto di avere bisogno dell'altra per accedere e poter diffondere l'informazione proveniente da situazioni di crisi.
La mia esperienza professionale di comunicatore della più grande organizzazione umanitaria di soccorso medico al mondo, Medici Senza Frontiere, nelle più recenti emergenze umanitarie mi ha permesso di osservare il rapporto tra media e ONG da una posizione privilegiata. Al lavoro di ricerca teorica vengono affiancate le esperienze dirette avute sul campo sia nella gestione della comunicazione interna all'organizzazione sia di quella indirizzata ad incidere sull'agenda mediatica internazionale.
Come vedremo nei case studies riportati in questo lavoro di tesi, la natura di questa relazione solleva quesiti importanti sulla nostra comprensione del ruolo dei media e sulla capacità delle ONG di lavorare con i media a proprio vantaggio. Riguarda anche il modo in cui la tecnologia influenza la società e quello di capire se i media sono veramente in grado di determinare una reazione come coloro che vivono in quelle situazioni vorrebbero – nel caso di crisi umanitarie – per chiedere azione e soccorso. Oggi molte ONG hanno imparato ad usare i media per aumentare la propria abilità di esercitare pressioni sulle rappresentanze di potere (lobbies) e influenzare l'opinione pubblica per esigere risposte dai governi (Carr in Alleyne, 1995:7, Robinson 1999). Vedremo come ad Haiti il ricorso ai media abbia causato un effetto diretto sulle strategie militari delle parti in conflitto.
Inoltre, tutti questi cambiamenti sono alla base della globalizzazione, cioè "l'intensificazione delle relazioni sociali a livello mondiale che collegano località distanti in modo che avvenimenti locali siano influenzati da eventi che avvengono a una distanza di molte miglia e vice versa" (Giddens, 1990:64). Oggi viviamo in un mondo che sembra diventare sempre più piccolo, in cui il tempo e la distanza hanno sempre minore influenza nel separarci dagli avvenimenti che accadono nel resto del pianeta. Dato che i media e le ONG lavorano insieme per presentarci immagini di crisi, sofferenza e desolazione, possiamo sostenere che le ONG agiscono su un sentimento di solidarietà globale e di comunità transnazionale per ridurre i confini geografici “tra loro e noi” e incoraggiare risposte concrete? Gli sviluppi tecnologici, specificatamente nel campo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ITC) hanno portato alla riduzione della distanza e alla presentazione di eventi globali a livello locale. Si considera spesso che noi viviamo in un “villaggio globale” (McLuhan, 1996:63) in cui è sempre più difficile ignorare quello che accade nell'altra parte del mondo.
La risposta a molte di queste questioni è rilevante, ma al di fuori della portata di questo lavoro di tesi. Molti di questi punti saranno considerati al momento di esaminare la ricerca effettuata, ma non trattati in profondità. In questa discussione ci concentreremo soprattutto sulle sfide che le ONG, e Medici Senza Frontiere (MSF) in particolare, incontrano nelle loro relazioni con i media nelle crisi umanitarie. Attraverso interviste con il personale di MSF, identificheremo e discuteremo le sfide in relazione alle questioni di più ampio respiro identificate in precedenza.
Le esperienze maturate sul campo durante la recente guerra in Libano, in Indonesia subito dopo lo tsunami, in Angola durante una terribile epidemia di colera, ad Haiti durante i violenti scontri a fuoco tra i militari dell'Onu e le varie fazioni criminali serviranno a visualizzare l'aspetto pratico di quanto analizzato in teoria.
Nel determinare l'orientamento di questo lavoro di indagine empirica, sono stato inizialmente colpito dalle ovvie differenze nelle pratiche e negli obbiettivi di lavoro dei media internazionali e delle ONG.
I media sono sempre più orientati verso il mercato, poiché devono dirigere il loro prodotto verso un pubblico saturato da mezzi d'informazione competitivi (infotainment). E' previsto che operino secondo i principi della velocità, delle storie di interesse umano e delle notizie che riguardino disastri sempre più catastrofici e conflitti sempre più eclatanti, precipitandosi per avere lo scoop e andandosene subito dopo, quando l'interesse del pubblico diminuisce. Il caso dell'epidemia di colera in Angola ci aiuterà a capire quali possono essere le soluzioni creative che una Ong può adottare per attirare l'interesse dei media nonostante questi non possano accedere alle zone interessate.
Questo approccio sembrerebbe in contrasto totale con quello delle ONG. Il loro obbiettivo è di evitare il disastro, di allontanare le crisi e, per alcune di esse, di concentrarsi su una stabilità a lungo termine, portando sviluppo e opportunità a coloro che soffrono.
Eppure questi due attori, con forze trainanti chiaramente diverse, devono lavorare insieme nelle crisi umanitarie. Quando avviene una catastrofe o scoppia un conflitto e gli stati non intervengono, sono spesso le ONG a portare soccorso per prime. Invariabilmente queste situazioni di crisi attraggono i media per questa ragione e le ONG possono sperare di attirare l'attenzione sulle calamità e impedirle o limitarle. Per poter accedere alle varie zone di crisi, spesso i media devono rivolgersi alle ONG per il supporto logistico sul terreno e per avere informazioni. Spesso, nonostante i due soggetti abbiano bisogno del supporto reciproco per raggiungere i propri obbiettivi, non si può sempre sperare che si tratti di una relazione confortevole. Attraverso le interviste da me effettuate al corrispondente della CNN, alla producer di Al-Jazeera, al responsabile editoriale della prestigiosa agenzia di foto-giornalismo internazionale Magnum e a una serie di inviati e corrispondenti storici all'interno dell'informazione italiana, potremo capire anche quale sia il punto di vista di chi, giornalista, si trova a vivere il rapporto con le Ong. Questo contributo sarà molto prezioso per completare la riflessione introno al rapporto tra i media e le Ong.
Questi problemi non derivano soltanto dalle pratiche diverse di lavoro dei due gruppi, ma anche dall'ambiente mutevole delle relazioni di comunicazione e internazionali. Inoltre per molte ONG il mondo della comunicazione è relativamente nuovo rispetto alle loro attività operative. Anche se questo sta cambiando, esistono difficoltà intrinseche che sorgono quando le ONG hanno risorse o esperienze limitate nel gestire le relazioni con i media.
Documentazione
Nello scegliere il materiale per questa ricerca ho dovuto considerare la letteratura disponibile, proveniente da direzioni diverse. Questo è dovuto al fatto che una letteratura diretta che esamini la relazione tra i media e le ONG impegnate in situazioni di emergenza è limitata.
Esiste molta letteratura aggiornata che tratta questioni generali sul rapporto tra guerra e mass media e molte pubblicazioni riguardano aspetti pertinenti a questo studio. Si va da precise discussioni sul ruolo dei media nell'influenzare la politica dei governi rispetto alle crisi umanitarie – l'Effetto CNN (Shaw, 1996, Strobel, 1997, Robinson, 1999) – a interpretazioni più generali degli aspetti più pratici del ruolo dei media nelle guerre e nelle crisi (Thussu & Freedman, 2003). Molta di questa letteratura considera aspetti più ampi come la globalizzazione, lo sviluppo tecnologico o i cambiamenti nella società che hanno come conseguenza una partecipazione più attiva dei media nella pratica della guerra (Carruthers, 2000). C'è anche un'ampia gamma di materiale che riguarda le pratiche umanitarie in senso più lato (Minear & Weiss, 1993), le relazioni dei media con i militari (Taylor, 1997, Thussu & Freedman, 2003) e le questioni più teoriche della rappresentazione della violenza e della compassione da parte dei mezzi d'informazione (Ignatieff, 1998, Moeller, 1999).
Poche di queste fonti esaminano direttamente la relazione tra i media e le ONG nelle emergenze umanitarie. Inoltre lo fanno soltanto di sfuggita, o in una piccola sezione del loro testo, abitualmente quando affrontano questioni che riguardano tutti gli attori nelle crisi umanitarie (Allen & Seaton 1999, Strobel 1997). La grande maggioranza affronta l'argomento dalla prospettiva dei media, soprattutto di quelli nordamericani. Mentre questo è utile alle ONG per comprendere come relazionarsi ai media, non prende però in considerazione le questioni che possono essere specifiche delle ONG in generale.
Questa letteratura di ampio respiro ha aiutato questo studio a contestualizzare il ruolo dei media nelle crisi umanitarie. Per rendere questa letteratura utile in modo specifico a questo studio, deve essere considerata insieme ai temi fondamentali che emergono dalla ricerca prevista. Perciò sono le considerazioni che emergono dalla ricerca che hanno orientato la lettura di questa letteratura generale.
Esaminando nel suo insieme la letteratura esistente che tratta i media nelle crisi umanitarie, sono stato in grado di identificare un numero limitato di fonti che affrontano direttamente la relazione tra le ONG e i media.
Sembra ci sia stata un'impennata di attività verso la metà degli anni '90 soprattutto con il lavoro del Progetto “Umanitarianesimo e Guerra” (Humanitarism War Project) della Columbia University (Girardet, 1993, 1995, Minear & Weiss, 1996, Rotberg & Weiss, 1995, 1996). Questo è stato forse un riflesso dei tempi, in quanto cominciavano a delinearsi le prime crisi post guerra fredda e l'imperativo umanitario divenne la base per l'azione internazionale (p. es. Iraq del Nord 1991, Somalia 1992, Haiti 1994, Ruanda 1994, Kosovo 1999). Inoltre, il periodo vide l'inizio della proliferazione delle news internazionali con l'avvento dei canali televisivi satellitari all news 24 ore su 24, sette giorni su sette, nonché un interesse accademico nei confronti del potere dei media di influenzare risposte a crisi distanti (Shaw 1996, Strobel 1997, Robinson 1999).
Minear, Scott & Weiss (1996) sono tra i pochi autori che esaminano in modo specifico le sfide che affrontano i media, i governi e le organizzazioni umanitarie nel mondo post Guerra fredda. Lo studio si avvale della raccolta di saggi prodotti come risultato di una conferenza organizzata dal HWP e dalla Fondazione per la Pace nel Mondo (Rotberg & Weiss 1995, 1996). Prende come punto di partenza il giudizio sull'interazione tra i media, i governi e le organizzazioni umanitarie, ma sembra che manchi di prove empiriche dettagliate di tali relazioni e del loro impatto sulle risposte efficaci di tutti e tre gli attori alle crisi umanitarie. (Questo è forse dovuto al fatto che la pubblicazione si è sviluppata sulla base di un incontro internazionale e non su una ricerca approfondita).
Nella loro dissertazione Minear e altri sottolineano l'importanza di considerare questioni come l' “Effetto CNN” e la proliferazione delle nuove teconologie dell'infrmazione (ITC). Si esaminano gli effetti di tutte e due le questioni. Comunque, bisogna ricordare che questo lavoro, anche se affronta l'argomento delle relazioni tra i media e le ONG in modo abbastanza esauriente, è stato condotto molto tempo fa. Questo fatto è significativo, nel senso che i progressi nelle ITC e nella nostra comprensione dell' “Effetto CNN” in relazione alle crisi più recenti, ci può indurre a concentrarci su questioni o conclusioni alternative (Robinson, 1999).
Nonostante questo lavoro sia potenzialmente datato continua a fornire l'esame più esauriente sulle relazioni tra i media e le ONG nelle crisi umanitarie. Fornisce anche un quadro utile per comprendere l'aspetto più ampio delle relazioni tra media, ONG e governi. Inoltre si concentra su un quadro più ampio e sull'impatto finale della copertura mediatica sull'azione di politica estera. Cio' significa che vengono trattati solo superficialmente gli aspetti più dettagliati delle sfide quotidiane affrontate dalle ONG che lavorano con i media.
Girardet (1995) fornisce anche un'informazione dettagliata sul ruolo che le ONG possono svolgere incoraggiando e stimolando l'interesse dei media. Mentre i testi si fondano soprattutto sulle questioni dell'influenza, responsabilità e pratica dei media, il fatto che la maggioranza degli autori (sia giornalisti sia professionisti umanitari) abbiano sperimentato di prima mano le sfide che emergono dalle crisi umanitarie, aggiunge maggiore peso alle loro affermazioni. Anche se riguardano soprattutto il ruolo dei media, delle organizzazioni di soccorso e della comunità umanitaria all'interno della Somalia (rispecchiando così i tempi in cui fu scritto), molti di questi punti rimangono validi e riconoscibili nelle più recenti crisi umanitarie. L'approccio personalizzato ha fornito un terreno utile e un supporto per le tesi raccolte nella ricerca per questo studio.
Purtroppo, dopo un afflusso iniziale di materiale dal HWP alla metà degli anni '90, ci sono poche pubblicazioni disponibili, prodotte più recentemente, salvo relazioni di commenti accademici di riunioni e conferenze (Girardet 2002). Il lavoro del HWP si è rivelato particolarmente utile per questa indagine dando appoggio all'orientamento delle domande e ai risultati delle interviste.
Un lavoro più recente riguardante questo argomento è stato svolto dal giornalista Nik Gowing (1997, 1998, 2003). Anche se ha affrontato l'argomento da una prospettiva dei media piuttosto che delle ONG, la sua disamina delle sfide poste dalle ITC attuali, della pressione della trasmissione delle notizie 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, in tempo reale e la sua esposizione della complicità dei media e delle ONG nell'aver mancato di dare informazioni all'opinione pubblica sul Ruanda del post genocidio, forniscono una base importante a questo studio. Questo vale in particolare per comprendere l'importanza della credibilità per le ONG e la loro potenziale manipolazione da parte di altri attori presenti nelle emergenze complesse. Gowing porta alla nostra attenzione il ruolo mutevole che le organizzazioni umanitarie devono considerare per sé stesse nelle attuali crisi umanitarie, senza che questo sia influenzato da attori esterni.
Il lavoro più recente è stato svolto dal Fritz Institute e dalla Reuters Alertnet ed è prodotto da Steven Ross (2004). Ancora una volta, sembra che la ricerca si sia concentrata maggiormente sui media e non sulle organizzazioni umanitarie. Inoltre, la ricerca considera sia i progetti a lungo termine sia le situazioni di emergenza, con un accento maggiore sulle sfide per ottenere la copertura dei media per lo sviluppo a lungo termine anziché sugli sforzi di soccorso immediato. In generale, fornisce un'informazione utile sull'interpretazione da parte dei media delle relazioni con le organizzazioni umanitarie. La ricerca in questo contesto avrebbe potuto fornire maggior valore a questo studio se i commenti degli intervistati non fossero stati anonimi; come risultato, sarebbe stato possibile identificare le risposte specifiche delle varie organizzazioni, avendo un quadro di riferimento più chiaro. Ciononostante, essendo uno dei lavori più recenti in questo settore, fornisce almeno delle informazioni utili sulle sfide riguardanti gli sviluppi attuali, in particolare l'uso di Internet, e crisi più recenti come il terremoto a Bam, in Iran e il conflitto in Iraq. Comunque, mentre stiamo scrivendo, continuano ad emergere critiche e risposte a questo lavoro e c'è un dibattito acceso sul fatto che i risultati critichino ingiustamente il lavoro delle ONG (Myrlea 2004).
Altre fonti includono materiali prodotti dalle agenzie stesse di soccorso. Queste possono fornire un valido esame delle loro relazioni con i media. Comunque, la maggioranza del materiale prodotto dalle ONG tende a concentrarsi sulle lezioni imparate da crisi specifiche o da manuali o guide prodotte per il proprio personale. (Eade & Williams 1995, Barton 2003, Save the Children 2001).
Gli attori internazionali nelle crisi umanitarie, come le Nazioni Unite, hanno anche prodotto valutazioni sulle relazioni dei media nei paesi dove sono stati chiamati ad operare. Queste tendono ad affrontare in modo più specifico l'operato delle unità di informazione pubblica dell'ONU e soltanto occasionalmente esaminano i ruoli delle ONG che operano al loro fianco (Department of Peacekeeping Operations delle Nazioni Unite 1995).
La difficoltà di trovare una letteratura adatta a questo studio è aggravata dal fatto che quasi tutti i lavori succitati, anche se toccano le sfide affrontate dalle ONG nelle loro relazioni con i media, avvicinano questa area soprattutto dalla prospettiva dei mezzi d'informazione. Di conseguenza, per ottenere una comprensione della prospettiva delle ONG, è necessario svolgere una ricerca aggiuntiva per valutare se le sfide sperimentate dai giornalisti sono le stesse del personale delle ONG.
Metodologia
Questo lavoro intende stabilire quali siano le sfide correnti affrontate dalle ONG e in particolare da Médecins Sans Frontières nelle loro relazioni con i media nelle crisi umanitarie. Quando si valutano i presunti valori e obbiettivi divergenti di media e ONG, è logico supporre che possano sorgere dei conflitti nelle loro relazioni. Usando l'esperienza del personale delle ONG come punto di partenza, mi sono sforzato di analizzare come queste sfide rientrino in cambiamenti più ampi che vediamo nell'attività dei media e delle news internazionali nell'attuale contesto delle comunicazioni internazionali. Giudicando dalla letteratura esistente che abbiamo discusso, sembrerebbe che poca ricerca si sia concentrata direttamente su questa prospettiva.
I metodi di ricerca esistenti tendono a concentrarsi sul riunire accademici o esperti dell'argomento, per arrivare alla pubblicazione di raccolte di atti, o nell'avvicinare il personale dei media a quello delle ONG. Le opinioni di tutti questi gruppi sono state normalmente raccolte attraverso risposte a questionari o interviste particolareggiate. Spesso i risultati intendono fornire una registrazione generica di esperienze dalla prospettiva delle organizzazioni di soccorso o del personale dei media.
Questa ricerca esamina in particolare Médecins Sans Frontières, nel tentativo di ottenere una comprensione più specifica e dettagliata delle sfide che affronta la più grande organizzazione umanitaria di soccorso medico nelle suo rapporto con i media.
Ho scelto MSF soprattutto perché posso attingere alla mia esperienza personale di comunicatore in situazioni di emergenza (Angola post conflitto, Afghanistan un anno dopo l'11 settembre, Tsunami in Indonesia, il terremoto in Pakistan ,gli scontri a fuoco ad Haiti, l'epidemia di colera in Angola, la guerra in Libano) e perché MSF è particolarmente conosciuta per il proprio impegno nelle crisi umanitarie, nonché per essere stata pioniera nell'identificare il rapporto di reciproca utilità tra organizzazioni umanitarie e media ed elaborare un uso innovativo dei media per promuovere la comprensione delle emergenze.
La ricerca è stata svolta utilizzando interviste semi - strutturate con sei persone dei dipartimenti comunicazione delle tre principali sedi operative di MSF (Belgio, Francia e Olanda). Gli intervistati erano direttamente coinvolti nei dipartimenti comunicazione o in attività di soccorso che avevano relazioni con il personale dei media. Le interviste hanno avuto luogo faccia a faccia, o se esistevano dei problemi geografici o logistici, per e-mail. Le domande sono state lasciate deliberatamente ampie, per dare la possibilità che si sviluppasse un dialogo. A ogni intervistato venivano poste le seguenti domande.
Quale è la sua esperienza/background nel lavorare con i media nelle crisi umanitarie?
Quali sfide incontra nelle sue relazioni con i media?
Come reagisce a queste sfide?
Secondo la propria esperienza di lavoro, ogni intervistato si è dilungato su quelle crisi umanitarie in cui era stato direttamente coinvolto. Il personale di MSF Francia tendeva a concentrarsi sul Genocidio del Ruanda del 1994 e il personale di MSF Olanda ha parlato di crisi più recenti compreso l'Afghanistan 2001 e l'Iraq 2003, MSF Belgio sullo tsunami del 2006, sulla recente guerra in Libano e sulla crisi del Darfur. Questo era dovuto all'esperienza degli intervistati all'interno di ogni organizzazione.
Anche se il campione intervistato è piccolo, i risultati sono stati valutati contrapponendoli a fonti secondarie sotto forma di informazioni di background e di letteratura. Questo ha permesso di identificare confronti e contrasti. I risultati di questa ricerca mi hanno consentito di presentare una rassegna delle sfide attuali che le ONG affrontano nelle loro relazioni con i media durante le crisi umanitarie. Questi risultati hanno toccato una serie di questioni correnti riguardanti gli sviluppi delle ITC, la produzione globale di notizie e la loro diffusione, nonché i cambiamenti dell'ambiente delle relazioni internazionali.
E' fuori della portata di questo studio fornire raccomandazioni dettagliate su come superare o minimizzare le sfide riguardanti le relazioni di lavoro delle ONG e dei mezzi d'informazione. Molto di questo lavoro di raccomandazione viene svolto attualmente dalle ONG stesse attraverso valutazioni interne del lavoro esistente. Questo studio potrebbe perciò aiutare a dare un contributo alle discussioni in atto e consentire lo sviluppo di una prospettiva più accademica presentando e contestualizzando le sfide affrontate dalle ONG nelle loro relazioni con i media. |