| "Sisa Tsunami. Diario dal cuore del maremoto" è il titolo del diario che scrissi durante la mia permanenza in Indonesia subito dopo lo tsunami del 2004. Quelle tesimonianze in presa diretta sono state pubblicate dalla Infinito Edizioni in un omonimo libro. Di seguito riporto l'introduzione.
Sisa tsunami
全isa tsunami' è la scritta, fatta con uno spray argentato, che decora la fiancata sinistra di una vecchia Honda rosso bordeaux. La macchina è seriamente ammaccata, mancano i due specchietti laterali, un tergicristallo e un fanale è rotto. Quando si è accostata al centro per la prevenzione del tetano di Medici Senza Frontiere (MSF) in uno dei quartieri di Banda Aceh più devastati dallo tsunami, ho chiesto all'autista cosa volesse dire quella scritta.
全isa' in indonesiano significa superstite, sopravvissuto, rottame, resto. Anche lei, questa quattro porte sgangherata, era scampata alla catastrofe, seppur ne portasse i segni ben evidenti. Loui ha voluto decorare in questo modo il suo rottame ambulante per ricordarsi, in ogni momento, che lui è un sopravvissuto, un miracolato. E' arrivato alla tenda allestita da MSF perché aveva sentito in giro che lì si vaccinavano le persone contro il tetano. A più di due settimane da quel 26 dicembre (2004), Loui ancora scavava lì dove una volta sorgeva la sua casa. Nel frattempo, poco più in là, un'altra macchina è stata meno fortunata. Giace capovolta e accartocciata in una pozza d'acqua torbida e fetida, tra un militare indonesiano che invia un sms e dei cadaveri avvolti in sacchi di plastica gialla. Proprio in quel momento, due persone si stanno dando da fare per smontare il semiasse e quelle poche cose rimaste utilizzabili.
Non so perché la scena di queste due macchine dai destini così diversi mi abbia colpito tanto. Forse mi forniva lo spunto di ripensare a ciò che avevo visto spersonalizzando la tragedia, rendendola più materiale e meno umana. Mi dava la chiave d'accesso a ciò che fino a quel momento avevo tenuto chiuso ermeticamente da qualche parte per evitare ogni interpretazione e ogni confronto. Quelle due macchine mi davano la possibilità di entrare in contatto con questo dramma da una via secondaria, molto più semplice e accessibile. Davanti a quelle due parole, 全isa tsunami', 全opravvissuta allo tsunami', rivedevo i volti di chi ce l'aveva fatta, davanti all'altra macchina distrutta si addensavano gli odori e i colori di chi era stato inghiottito dall'onda.
Descrivere ciò che lo tsunami si è lasciato alle spalle non è facile. Si cercano delle immagini comuni ai più che possano richiamare scenari simili. Pompei? Iroshima? Il Vajont? Tutte ci si avvicinano ma a tutte manca qualcosa. Cerco nella memoria qualche foto, qualche riproduzione, ma niente. Allora provo a ripescare scenari simili che avevo potuto costruire solo nella mia immaginazione. Niente, non riesco a richiamare nulla. A un certo punto inizio a ricordarmi immagini di corpi immersi nel fango che cercano di venire a galla ad implorare salvezza. Sì, ci sono! Sono proprio le scene che mi ero creato mentre seguivo Dante nella palude stigia. Non avrei mai pensato, un giorno, di vivere nella realtà quelle atmosfere putrescenti e senza speranza, che avevo costruito solo con l'aiuto della fantasia.
Lo scenario sembra contenere i migliori ingredienti dei peggiori incubi: non poter salvare i propri cari, non poter gridare, non riuscire a correre, quel senso angoscioso d'impotenza e di paralisi che fanno svegliare nel cuore della notte.
Sono le storie di chi cercava di fuggire in una direzione con i propri figli stretti tra le braccia e poi li vedeva trascinati via dalla corrente senza poter far nulla; di chi, scioccato da quanto stava accadendo, non riusciva a scappare come immobilizzato da una forza oscura; di chi, aggrappato ad una palma per ore mentre l'onda trascinava corpi privi di vita, pregava che quell'albero non venisse sradicato come quelli attorno; di chi continuava ad appendere volantini con le foto dei propri cari scomparsi chissà dove nella speranza di ritrovarli; di chi continuava a scavare dove una volta sorgeva la propria casa; di chi ancora vagava come uno zombie senza meta e di chi non chiedeva altro che trovare un corpo da poter seppellire.
全isa tsunami' è anche la forza di chi non si vuole arrendere e la condanna di chi dovrà convivere con quest'incubo.
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