FOTO&REPORTAGE - Centro di accoglienza di San Foca - 1999

"...just go..."

San Foca di Melendugno (provincia di Lecce), 5 gennaio 1999. Il mare è mosso e una forte tramontana permette di scorgere, in lontananza, gli aspri rilievi della costa albanese. In questi giorni, nonostante viga lo stato di emergenza, non sono previsti sbarchi.

A pochi metri dal piccolo paese c'è il Centro d'Accoglienza "Casa Regina Pacis". Ex colonia estiva dell'Arcidiocesi di Lecce è diretta da Don Cesare Lo Deserto che, con l'aiuto di una trentina di volontari, porta avanti questo progetto dal marzo 1997, offrendo ospitalità e assistenza a chi arriva qui dall'altra sponda dell'Adriatico.

Fino ad oggi ben 14.000 sono le persone transitate per questo luogo. Convenzionato con il Ministero dell'Interno, il Centro può ospitare 300 unità, numero, però, destinato a crescere nei momenti di emergenza; per ogni persona non munita di permesso di soggiorno il Centro riceve un contributo ministeriale di 30.000 lire al giorno, mentre si fa carico completo di chi invece è già in possesso di tale documento.

Il centro di accoglienza di San Foca si trova a poche decine di metri dal mare e questo sembra assumere il significato di un monito per chi proprio dal mare è arrivato. All'ingresso, poi, è stato allestito un presepe a grandezza naturale dove, al posto della grotta che dovrebbe offrire riparo a Gesù, Giuseppe e Maria, è stato utilizzato un gommone, la cui prua è rivolta verso il mare Adriatico.

Attualmente la Comunità Regina Pacis ospita 554 persone: la maggior parte sono iracheni, 74 provengono dal Kosovo, una quarantina sono kurdi e ci sono anche due albanesi. Ma il dato che più colpisce è costituito dal numero di bambini: 220.

Il nostro arrivo, sono in compagnia del mio amico fotografo Riccardo, avviene in un momento di grande confusione: stanno portando dei vestiti da distribuire, e ciò ci permette di non dare troppo nell'occhio. Appena entrati nell'edificio il primo contatto che abbiamo è con degli accaniti giocatori di biliardino che si sfidano su due tavoli: uno per i grandi e l'altro per i bambini. Fra una rimessa ed una carambola siamo raggiunti da sguardi incuriositi ed ecco che l'FM2 inizia a fare click.

Decidiamo di dividerci per poterci integrarare più facilmente e, soprattutto, per non sentirci troppo degli intrusi. Lascio Riccardo a documentare i risultati del campionato di calciobalilla e salgo al primo piano del centro. Nel corridoio di destra c'è una lunga fila, la prima della giornata, per prendere le impronte digitali e schedare i vari ospiti. Ancora non sono pronto per gettarmi nel pieno della situazione e opto, quindi, per farmi un giro sul balcone di fronte a me, dopo aver fatto un breve slalom fra sei materassi. Due bambini, appoggiati al parapetto, guardano le onde infrangersi sugli scogli poco più avanti.