Inferno Haiti
Di Sergio Cecchini - Fonte: www.ilcassetto.it

Il 7 febbraio si è votato per le presidenziali. La testimonianza di Sergio Cecchini, rientrato da Port au Prince il 26 gennaio. Un Paese poverissimo che continua a vivere nella violenza

A pochi giorni dalle elezioni, Haiti, il paese più povero dell'emisfero occidentale, continua a vivere momenti di forte tensione. In una delle bidonville più povere della capitale Port au Prince, ogni giorno si scontrano vari gruppi armati e le truppe inviate dall'Onu. Un area popolata da 250.000 abitanti e 23 gang, dove traffico di droga, armi e violenze di ogni tipo sono all'ordine del giorno. Dallo scorso mese di agosto, Medici Senza Frontiere ha aperto l'unico ospedale attivo a Cité Soleil.

Sono le 6.30 di lunedi' 9 gennaio 2006. Cité Soleil, enorme bidonville di Port au Prince, la capitale di Haiti, si sveglia nuovamente nel caos. Gli scontri tra i diversi gruppi armati sono durati tutta la notte. Nell'ospedale di Choscal, dove lavora MSF, nessuno ha potuto chiudere occhio : né i pazienti né gli operatori dell'organizzazione. Il suono tremendo delle mitragliatrici ha terrorizzato gli 11 bambini ricoverati nella pediatria. Da una delle finestre che danno su Boston, uno dei quartieri più violenti e pericolosi di Cité Soleil, e sul check-point della Minustah, la missione militare inviata dall'Onu per disarmare e stabilizzare Haiti, si possono vedere i proiettili traccianti passare e squarciare le luci dell'alba.

Un gruppo di studenti che tutte le sere viene all'ospedale è rimasto bloccato a causa degli scontri. A Cité Soleil non c'è elettricità. Quelli che hanno scelto i libri invece che le pistole non possono studiare a casa. Possono solo venire all'ospedale. Cosi', in piena notte, si può ascoltare la voce di una ragazza ripetere una formula chimica, quella di un giovane alle prese con l'inglese. Voci di persone che non hanno perso la speranza nel futuro .

Eve-Marie, infermiera, cammina in direzione della maternità. Una donna incinta si trova distesa su uno dei quattro letti del reparto. Mentre grida Jésus! Jésus!, i dum-dum-dum e i rata-tata-ta delle mitragliatrici si mescolano in una sinistra colonna sonora che accompagna tutte le fasi del parto. Venti minuti più tardi, il bambino è nato. Sua madre non urla più e sorride a Eve-Marie. Il piccolo è in ottima forma. Qualche giorni più tardi, sua madre gli avrà dato il nome « Lunedi' ».

MSF ha riaperto l'ospedale di Choscal nel mese di agosto 2005. Era chiuso da più di un anno per motivi di sicurezza ed era l'unica struttura ospidaliera presente a Cité Soleil. Oggi, MSF e il personale del Ministero haitiano della salute gestiscono una struttura complessa composta da una sala chirurgica, un prontosoccorso per le urgenze, la pediatria e la maternità. L'ospedale di Choscal è l'unico in cui le urgenwe, la chirurgia e i parti cesarei sono gratuiti.

Il 30 aprile 2004, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con la risoluzione 1542, crea la Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione di Haiti (MINUSTAH), oggi composta da 9.000 caschi blu, sotto il comando brasiliano. Solo dentro e intorno a Cité Soleil, la MINUSTAH ha allestito 15 check-point. Gli scontri tra i gruppi armati e tra questi e i militari dell'Onu fanno sempre più vittime tra i civili: nel mese di novembre i feriti da arma da fuoco erano 34, a dicembre 94 e a gennaio 103. La maggior parte delle vittime sono donne, anziani e bambini.

Sono le 7.10. Gli spari si sono fermati da ormai dieci minuti. All'improvviso, il cancello dell'ospedale si apre e una macchina entra nel cortile, richiamando l'attenzione con il clacson. E' un'ambulanza della Croce Rossa haitiana. Steso nel portabagagli, un ragazzo di 18 anni privo di conoscenza. Il suo volto è ricoperto di sangue. I due operatori della Croce Rossa lo trasportano nel prontosoccorso. Puzo, anestetista haitiano che lavora per MSF, tocca delicatamente il collo del ragazzo per capire se è ancora vivo. Il cuore batte. Velocemente incomincia a pulirlo dal sangue ormai rappreso sulla faccia e parte del torace. A poco a poco iniziano ad apparire dei tagli profondi : sono i colpi inferti da un macete al viso, al petto e sul braccio destro. Con determinazione, Martial, chirurgo belga, gli ricuce le ferite. Lentamente gli occhi del ragazzo si riaprono per far uscire delle lacrime. Comincia a piangere in silenzio. Stava rubando delle canne da zucchero in un campo vicino all'ospedale, quando il proprietario l'ha scoperto e si è scagliato contro di lui. Con una canna da zucchero ci si possono guadagnare non più di 20 centesimi di euro.

8.20. Tre persone spingono una cariola dentro l'ospedale. Trasportano un uomo di 57 anni. Durante il tragitto dall'ingresso fino al prontosoccorso, una piccola scia di sangue li segue lentamente. Senza perdere tempo , posano l'anziano su un letto. Martial comincia a tagliargli i pantaloni macchiati di rosso. Un proiettile vagante gli ha fracassato il femore. L'uomo stava passeggiando, in compagnia del suo vicino, per andare al mercato. A un certo punto, all'improvviso, sono cominciati gli spari. Un istante dopo, il suo amico è crollato a terra, ucciso sul colpo da un proiettile. Appena il tempo di cominciare a scappare e anche lui cade a terra. E' rimasto per 10 minuti sull'asfalto, senza che nessuno potesse soccorrerlo. Martial stabilizza la frattura esposta e telefona all'altro ospedale di MSF a Port-au-Prince, specializzato in traumatologia. E' necessario trasferire il paziente il prima possibile. Verso mezzogiorno, parte il secondo convoglio di MSF con a bordo l'anziano signore e la moglie.

Tutti i giorni, i team di MSF entrano ed escono da Cité Soleil. Haitiani, belgi, italiani penetrano in una zona di guerra per assistere una popolazione intrappolata nel fuoco incrociato. '' La nostra capacità di lavorare a Cité Soleil è precaria. Ogni giorno non possiamo prevedere se potremo accedere al nostro ospedale il giorno dopo , racconta Loris De Filippi , Capo-missione di MSF ad Haiti. Se non possiamo svolgere il nostro lavoro, 250.000 persone – l'equivalente di un quarto della popolazione di una piccola città europea – avranno poche alternative per accedere all'assistenza medica''.