FOTO&REPORTAGE - Afganistan 2002

Il sorriso di Nafisa

Campo sfollati di Maslakh (Herat), 5 ottobre 2002 - Lo sguardo dolce di Nafisa (foto a sinistra) fa stare bene tutti i bambini ricoverati nel centro nutrizionale terapeutico (TFC) di Medici Senza Frontiere nel campo sfollati di Maslakh, situato sulla strada che porta verso l'Iran.

Dopo aver finito il liceo ad Herat, ha frequentato la scuola per operatori sanitari ed è diventata infermiera. Oggi ha 26 anni e da dieci mesi lavora per MSF.

"Ho deciso di non fuggire dall'Afganistan perché non volevo abbandonare la mia terra e il mio popolo.", dice con fermezza mentre si aggiusta il fazzoletto nero che porta sulla testa. "Quando c'erano i talebani - racconta Nafisa - difficilmente sarei potuta venire a lavorare qui. Alle donne era stato proibito di svolgere qualunque attività e poi quando uscivamo dovevamo indossare il burga e essere sempre accompagnate da un uomo. A volte capitava che nei negozi rifiutassero di servirci. No, non era facile."

Mentre percorriamo il container dove vengono ricoverati i casi di malnutrizione più grave, Nafisa si china su un bambino e ci mostra l'edema che ha sulla gamba. "Vedi, questi segni compaiono quando il bambino è in uno stato di malnutrizione molto grave. Dei 23 bambini che sono ricoverati in questo TFC, questo è il solo caso che abbiamo, ma d'inverno - sbuffa - ce ne sono molti di più".

L'arrivo della stagione fredda, con le temperature che scendono sotto i quindici gradi sottozero, fa paura a tutti. "Freddo e malnutrizione messi insieme fanno più morti dei bombardamenti, ma questo non interessa a nessuno. L'Afganistan è uno dei paesi con il più alto tasso di mortalità materno-infantile e questo triste primato, purtroppo, lo detiene da molto prima dell'inizio dei bombardamenti americani di un anno fa.", afferma Nafisa. "Per sopravvivere gli sfollati hanno bisogno di distribuzioni generalizzate di cibo costanti e non una ogni due mesi, di coperte, di legna".

Il 70% del sistema sanitario afgano è costituito dal lavoro delle Ong e molte aree del paese sono prive di una qualunque struttura di assistenza medica. Più di sei milioni di afgani non hanno accesso ai servizi sanitari di base e sono esposti a malattie infettive come malaria, tubercolosi e tifo, endemiche in molte aree del paese.

Sergio