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Al
confine con l'Iran
Islam
Qala, 30 settembre 2002 - C'è un gran via vai, oggi, al confine
tra l'Afganistan e l'Iran. A Point Zero (foto a sinistra),
il centro per la registrazione dei rifugiati rimpatriati,
gli arrivi si susseguono ad un ritmo altissimo. A fine giornata
si conteranno circa 2000 rientri. Gli autobus dell'UNHCR (foto
sotto) arrivano in continuazione. Provengono da varie città
dell'Iran: Theran, Isfhan, Yahad e sono accompagnati dai camion
con i bagagli dei passeggeri. Scendono uno alla volta e Dahud,
collaboratore locale di Medici Senza Frontiere, spiega loro
che per chi avesse problemi di salute è a disposizione un
ambulatorio dove farsi visitare e medicare. Famiglie intere
si dirigono verso due grandi tende dove iniziano le pratiche
per la registrazione. Terminate tutte le procedure, possono
salire su altri camion che li porteranno nei vari centri di
transito, a seconda del luogo di destinazione. Sabato scorso
sono arrivati 300 deportati: rifugiati afgani arrestati in
Iran perché non in possesso dei documenti. In realtà avevano
deciso di non mostrarli alle autorità iraniane per paura che
venissero sequestrati.

"Desidero
ritornare nella mia provincia
Desidero tornare al mio Paese anche se è distrutto
Desidero riabbracciare la mia famiglia e i miei cari
Fino a quando non potrò tornare chissà quanto dovrò restare
straniero in un altro paese
Desidero vedere gli altri rifugiati rientrare in Afganistan
con il viso attraversato da lacrime di gioia
Desidero ritornare a casa anche se ormai ci sarà il deserto
Desidero che tutti coloro che detengono il potere e la conoscenza
smettano di uccidersi e fare la guerra
Desidero potermi riappropriare della mia istruzione e garantirla
ai miei figli
Desidero essere sepolto fra la mia gente
Voglio poter tornare ad essere libero nel mio Paese
Voglio ritornare a Kabul e passeggiare nei luoghi in cui ho
trascorso la mia giovinezza
Desidero, dal profondo del mio cuore, che possa tornare la
pace in Afganistan
Sarò molto felice quando potrò riabbracciare il mio Paese,
sarò felice anche se fossi solamente sulla strada del ritorno
Prego Dio perché un giorno possano avverarsi tutto ciò"
Ahmad
Con
queste parole scritte su un pezzo di carta custodito gelosamente,
Ahmad (foto a sinistra) inizia a raccontare la sua storia.
A diciassette anni, nel 1981, è fuggito da Kabul per scappare
dalla guerra contro i sovietici, riuscendo a rifugiarsi in
Iran. E' rientrato in Afganistan con sua moglie e i quattro
figli, tre maschi e una femmina, tutti nati in Iran, dopo
due giorni di viaggio. "In Iran lavoravo in una fabbrica di
scarpe - racconta Ahmad - ma purtroppo non avevo i documenti
per dimostrare che ero fuggito dall'Afganistan. Quando scappi
da una guerra non hai molto tempo per vedere se hai tutte
le carte in regola. Il risultato è che se oggi mi avesse fermato
la polizia iraniana, mi avrebbero arrestato e deportato nel
mio paese senza poter portare con me la mia famiglia". Fra
i suoi bagagli c'è una gabbia con due bellissimi uccelli colorati.
"Li porto con me perché sono degli animali predisposi ad imparare
e anch'io voglio poter imparare, un giorno" ci dice Ahmad.
Il figlio maggiore, Ahbar, ha appena tredici anni. Dopo la
scuola, lui e gli altri due fratelli maschi, andavano a lavorare
col padre. Oggi hanno dovuto abbandonare la scuola.
Continuano
ad arrivare decine di persone e a ripartirne altrettante.
"Siamo
fuggiti in Iran perché nel nostro paese non eravamo più sicuri.
La nostra casa è stata incendiata dai talebani e il villaggio
dove vivevamo, Estolef, era in uno dei distretti di Kabul
dove passava la linea del fronte", racconta una donna accovacciata
nella tenda. "Durante la fuga mi figlia non ce l'ha fatta.
Aveva solo sei anni. L'altra mia figlia è morta quando aveva
un anno, perché non avevamo i soldi per pagare le cure. Oggi
mi è rimasto solo Omar". Omar ha dieci anni e non è mai potuto
andare a scuola. "Non avevamo i documenti e se ci avessero
scoperto ci avrebbero rimandati all'inferno" prosegue la donna.
"Da un po' di tempo le autorità iraniane ci sollecitavano
a partire. Tante persone tornano in Afganistan, perché non
lo fate anche voi? ci dicevano. Ce la ricostruiscono loro
la nostra casa? Ce lo danno loro un lavoro per mio marito?".
Dalla
caduta dei talebani più di 1,6 milioni di rifugiati - due
volte la cifra prevista dalle Nazioni Unite - sono rientrati
in Afganistan dall'Iran e dal Pakistan. Le persone che ritornano,
però, spesso non sanno in quali condizioni troveranno le aree
da cui sono fuggite.
"Le
autorità iraniane di hanno detto di partire senza averci dato
le informazioni sulla zona dove saremmo dovuti rientrare.
Non ci hanno detto nulla e oggi abbiamo saputo che nella provincia
di Baghdis non c'è cibo e non piove da tre anni. Come faremo
a sopravvivere?" urla un uomo.

Fa
caldo a Point Zero e il forte vento alza una nube di polvere
che avvolge le carovane in partenza (foto in alto). Per raggiungere
il primo centro di transito ad Herat ci vorranno almeno altre
cinque ore di viaggio. Per alcuni sarà l'ultima sosta prima
di tornare nella propria terra e riabbracciare i familiari,
per altri sarà l'ennesima tappa di un esodo senza fine.
Sergio
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